Web: controllo di Stato Una legge in Russia

di Elena D’Alessandri

Articolo apparso su L’Opinione, 09 luglio 2014

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Viviamo sempre più in un mondo interconnesso nel quale internet ha assunto una rilevanza cardine per i nostri scambi, le nostre economie, la nostra vita sociale. Il mondo della rete è peraltro ‘liquido’, privo di netti confini geografici che possano consentirne un facile imbrigliamento. Il libero scambio di informazioni che circolano in rete è stato motore di accresciuta consapevolezza ed ha favorito coesione ed unione intorno a temi importanti. Basti in tal senso ricordare il ruolo cardine svolto dalla rete e dai social network nelle primavere arabe dell’ormai lontano 2011. In quei contesti però nei quali la democrazia non ha ancora trionfato su forme più o meno esplicite di autoritarismo e regime, la libertà di comunicazione e condivisione di idee non è mai stata vista di buon occhio. E’ del resto evidente che una accresciuta consapevolezza del “popolino” potrebbe rompere le uova nel paniere a quanti vogliano mantenere le redini del potere e lo status quo. Quindi si trovano strategie censorie, spesso mascherate in leggi volte a tutelare qualcuno o qualcosa.
Lo scorso 5 luglio è stata la volta della Russia dove la Duma, la camera bassa del Parlamento, ha approvato in seconda e terza lettura una nuova legge che obbligherà tutte le aziende che si occupano di comunicazione online, anche quelle straniere, a conservare i dati personali degli utenti sul suolo russo. La legge avrà attuazione dal 1° settembre 2016 proprio per consentire alle companies, in questi due anni, di “mettersi in regola” con quanto prescritto dalla nuova normativa. Il Cremlino si è giustificato sostenendo che la legislazione è “necessaria per la protezione dei dati dei cittadini”.
Appare evidente che l’obiettivo ultimo sembri quello di voler sgomberare il campo da attori ‘indesiderati’ come Google, Facebook, o Twitter che probabilmente, rifiutando di adeguarsi, verranno bloccati. Non è un caso che recentemente tutti e tre i player siano finiti nell’occhio del ciclone del Regolatore russo di internet, Roskomnadzor, che ha lamentato la loro mancanza di cooperazione nel bloccare contenuti considerati illegali dalle autorità moscovite, e che aveva peraltro minacciato la chiusura di Twitter. Ma, dopotutto recentemente il Presidente Vladimir Putin aveva dichiarato internet un “progetto della Cia”, quindi le volontà governative non sono poi così celate…
Grande è la preoccupazione internazionale circa una potenziale balcanizzazione di internet.
A conti fatti, questa normativa autorizza le Autorità russe a bloccare l’accesso a determinati siti e, ancor più grave, a monitorare l’attività di milioni di cittadini che fanno uso della rete. Un altro passo dunque verso il rafforzamento del controllo statale su internet, che determinerà, inevitabilmente un impatto negativo sulla democrazia e sullo sviluppo del web e del suo indotto. Certo è che di qui all’esplicita censura il passo è talmente breve da risultare impercettibile.