Il Premier turco Recep Tayyip Erdogan, a seguito della pubblicazione su Twitter delle registrazioni di alcune intercettazioni telefoniche che lo vedono coinvolto in uno scandalo per corruzione, ha bloccato la rete social durante la notte. 

In un comizio tenutosi all’inizio del mese di marzo,  Erdogan aveva preannunciato il suo gesto, sostenendo “ Noi sopprimeremo Twitter. Me ne frego di quello che potrà dire la comunità internazionale”.

La risposta dall’UE non si fa attendere, infatti, la commissaria europea per le nuove tecnologie, Neelie Kroes, ha condannato il blocco di twitter come un azione inutile e senza fondamento.

Tutti i provider di servizi Internet (ISP) in Turchia hanno applicato le nuove regole, ma alcuni utenti turchi di Twitter sono riusciti a trovare il modo di aggirare il blocco. Twitter ha fatto sapere che sta indagando su quanto successo; nel frattempo la sua divisione "Policy" ha twittato alcune istruzioni indirizzate agli utenti turchi su come fare a continuare a usare il servizio via sms.

Le libertà digitali subiscono un colpo inammissibile, proprio alle porte d'Europa.

Precludere la possibilità di utilizzare liberamente i social network è l'arma estrema di tutte le dittature: Cina, Corea del Nord, Iran, Siria e oggi Turchia impediscono la diffusione delle informazioni e sopprimono così la libertà fondamentale dei cittadini, quella di conoscere, di avere opinioni, di scambiarsi informazioni e di poter assumere una posizione personale.

Il tema delle libertà digitali è uno dei temi chiave su cui abbiamo incentrato la campagna Media Initiative.

Firmare per la campagna Media Initiative significa indurre l'Europa, la Commissione e l'Europarlamento a intraprendere misure chiare, concrete e definitive affinché questa umiliazione della libertà non debba e non possa più ripetersi.