Il rapporto 2014 sulla libertà di stampa nel mondo, a cura di Reporter Sans Frontieres, fotografa un’Europa nettamente divisa in due sfere antitetiche: il gruppo di testa, guidato dai Paesi scandinavi e dall’Olanda, è al vertice mondiale della classifica della libertà, mentre un vasto gruppo di Stati membri dell’Unione, mediterranei, balcanici e dell’Est occupa la parte bassa della lista. A pesare sul giudizio, il valore negativo che hanno elementi quali la corruzione dei media, le legislature punitive, le minacce ai giornalisti, la crisi economica che induce sempre più testate a venire a compromessi con sponsor industriali, con la politica, con il mancato rispetto dei diritti sindacali dei propri collaboratori, fino a chiudere le attività, come sempre più spesso accade.

Nel complesso, l’Unione Europea perde alcune posizioni nella media e vede alcuni suoi stati membri scivolare ben al di sotto del posizionamento conseguito nel 2013. La Grecia, in particolare, passa da 84ma a 99ma nel mondo, dopo la chiusura della televisione di Stato, le minacce e le violenze subite dai giornalisti durante le manifestazioni. La Bulgaria retrocede di tredici posizioni: era 87ma, diventa il numero 100 di questa triste classifica, dopo aver introdotto una legge che prevede il carcere facile per i giornalisti che contestano l’operato del Governo. L’Ungheria di Orban passa dalla 56ma alla 64ma posizione, perdurante lo stato di osservata speciale da Ocse e Nazioni Unite per il pacchetto di misure liberticide introdotte dai nazionalisti al potere. Non va benissimo per la Gran Bretagna, dove i problemi legati al conflitto di interessi sono forti e dove la polizia ha preteso dai giornalisti del Guardian di fare a pezzi, davanti alle telecamere, gli hard disk contenenti i file su Snowden. Londra passa dal 29mo ad un poco onorevole 33mo posto. Dopo le tante polemiche sulla privacy e sulle libertà digitali, la Francia, 39mo Paese al mondo, perde due posizioni; né  va meglio per il Portogallo, anch’esso due posti in meno, mentre perdono un posto in classifica l’Irlanda (16ma), Cipro (25ma) e la Croazia, ultimo arrivato nell’Unione Europea, che passa dal 64mo al 65mo posto. Tra le pochissime note positive, il miglioramento della situazione in Germania (da 17mo a 14mo posto) e dell’Italia, che guadagna ben otto posizioni e va dal 57mo al 49mo posto in classifica. Si tratta perlopiù di un credito di fiducia: si parla di riforma della legge sulla non punibilità carceraria del giornalista condannato (ma non è ancora stata approvata alcuna riforma); si apprezza lo sforzo per superare un clima di contiguità tra potere politico e potere mediatico (ma la situazione è sempre in bilico e il rischio di ricaduta è reale). Insomma, il giudizio dato all’Italia è un incoraggiamento, un apprezzamento per le buone intenzioni. Perché vi sia qualche stabile certezza in più, l’unico strumento normativo nelle mani dei cittadini italiani rimane la firma della Media Initiative, la cui approvazione da sola porterebbe l’Italia ai livelli più alti del posizionamento mondiale.