Quando diciamo che la libertà di stampa in Italia è a rischio, non diciamo tutta la verità. La libertà di stampa, qua e là, non esiste proprio. Quel che è avvenuto in Calabria al quotidiano “L’Ora della Calabria”, editore Alfredo Citrigno, è di una gravità talmente inaudita da non avere nome. I fatti: il figlio del potente senatore calabrese del Nuovo Centrodestra, Antonio Gentile, viene coinvolto in un'inchiesta sul direttore generale dell'Asp di Cosenza, Gianfranco Scarpelli, fedelissimo di Gentile, interdetto dai pubblici uffici per aver distribuito, evidentemente in maniera illegittima, incarichi legali per 900.000 euro.

Luciano Regolo, giornalista calabrese tornato nella sua terra da due mesi per dirigere il quotidiano "L'Ora della Calabria", dedica buona parte della prima pagina alla notizia, che localmente è davvero importante. Ma gli fanno capire che non può. Prima glielo dice il suo editore, più intimorito che minaccioso. Gli fa notare che nessun altro giornale regionale pubblica la notizia. Lo prega di ripensarci, ma Regolo conosce il suo mestiere. E’ una inchiesta giudiziaria importante, non si può non scriverne. Arriva a minacciare le dimissioni. All’editore arriva anche la telefonata dello stampatore: "Chiama sto Regolo e ferma tutto. Vedi che Tonino Gentile può diventare sottosegretario alla Giustizia e se vede che solo tu pubblichi questa notizia qualche danno te lo fa. Il cinghiale quando viene ferito ammazza tutti...». Il cinghiale se ferito, ammazza tutti. “Non era certo una minaccia”, dirà poi. Certo che no, anzi. Era un incoraggiamento. L’editore infatti insiste, ma il direttore non molla. Fino a quando, alle due e mezza di notte, non arriva la notizia: un guasto blocca le rotative, impedendo al giornale di andare in stampa. Sarà il web a dare spazio all’inchiesta, anche pubblicando online la prima pagina del quotidiano che le rotative avevano “mangiato”. E questo accade nell’impunità più assoluta: in Italia bloccare la stampa di un giornale, magari inventando cause di natura meccanica, non è affatto sanzionabile, mentre i giornalisti possono invece finire in carcere per una diffamazione. Questo può accadere, in un territorio – come la Calabria – che è comunque parte dell’Unione Europea, per quanto sottomesso a leggi particolarissime e mai scritte, se non col sangue. P.S: “Il Quotidiano” quel giorno non ha riportato alcuna notizia sull’inchiesta su Gentile. “La Gazzetta del Sud”, solo una breve sfumata. “Il Corriere di Calabria” ha messo la notizia solo sull’edizione digitale, sul cartaceo niente. Se il diritto di cronaca è appunto un diritto, e non mentire un dovere, perché commettere una omissione è perfettamente consentito dall’ordinamento?

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