Un articolo di Stefano Corradino, giornalista italiano e direttore di “Articolo 21” Membro del Comitato Italiano dell’Iniziativa Europea per il Pluralismo dell’Informazione

Cosa significa libertà di informazione? A grandi linee allude alla possibilità dei cittadini, e di conseguenza dei giornali e dei media di manifestare il proprio pensiero senza condizionamenti, manipolazioni, censure.

Se diamo per buona questa elementare definizione possiamo affermare che l’Italia è un paese non libero, o lo è, tuttora, come rivelano le più attendibili graduatorie internazionali, solo parzialmente. Alla base di questo deficit di libertà c’è una vera e propria metastasi nel nostro sistema democratico: il conflitto di interessi. Un’anomalia, a tutt’oggi irrisolta, che non ha eguali nel resto d’Europa e nel mondo basata sulla simultanea titolarità di funzioni pubbliche e proprietà personali e la conseguente possibilità di legiferare e privilegiare interessi privati.

La mancanza di una legge che regoli i conflitti di interesse e l’avvento al potere di Silvio Berlusconi sono alla base della distorsione dell’informazione e del mercato con conseguenze inconfutabili: giornalisti e autori sgraditi sono stati espulsi dal servizio pubblico radiotelevisivo, le emittenti dell’ex premier sono state favorite a danno della tv pubblica e delle emittenti locali. La RAI è sottoposta a meccanismi di lottizzazione politica e condizionamento da parte di governo e partiti.

Nel corso degli anni sono state finanziate con contributi ingenti testate giornalistiche praticamente invisibili per  favorire mere operazioni clientelari. Tutto ciò a danno di esperienze editoriali di valore storico e culturale. A più riprese si è tentato di imporre un bavaglio alla rete considerata un luogo pericoloso proprio per la sua natura libera e autonoma.

L’articolo 21 della Carta costituzionale che sancisce il diritto inalienabile alla libertà di espressione è stato pertanto, e a più riprese, violato. I timidi segnali di discontinuità del nuovo governo non modificano nella sostanza una situazione stratificata e che ha invece bisogno di ristabilire regole e principi di democrazia, trasparenza, pluralismo e libertà dei media.

Una legge sul conflitto di intessi, la sottrazione del servizio pubblico dal controllo di governo e partiti, una riforma seria dell’editoria che punisca abusi e sprechi, ma garantisca il pluralismo delle voci sono condizioni ineluttabili per ridurre l’incolmabile spread anche in materia di libertà di informazione.