Il primo quotidiano italiano, Il Corriere della Sera, conosce giorni di tempesta. L’editore vuole cambiare il direttore, Ferruccio De Bortoli. Già, ma l’editore chi è? O meglio, che cos’è? Esattamente in che mani è la testata di riferimento dell’informazione italiana, il punto nevralgico dell’editoria nazionale?

Rcs e il “patto di sindacato”, formalmente dichiarato sciolto lo scorso 13 ottobre, rappresentano la proprietà mista – capitanata da Fiat, con tanti stemmi araldici del capitalismo familiare italiano dentro – hanno posto in cabina di comando Pietro Scott Jovane, uomo di fiducia della famiglia Agnelli e rappresentante editoriale di Sergio Marchionne. E’ lui l’amministratore delegato di Rcs, oggi.

Fiat, Mediobanca, Finsoe, Pirelli, Intesa Sanpaolo rappresentano i primi cinque investitori presenti nella “maggioranza”. Fuori del patto di sindacato, per circa il 40% del capitale, vi sono figure di spicco quali Della Valle e l’editore de La7, Urbano Cairo, che possiede il 2,8 % del giornale.

Tra le pieghe di investitori finanziari quotati in borsa, le capitalizzazioni e ricapitalizzazioni di Rcs MediaGroup, possono entrare  con voce in capitolo soci più o meno occulti che vanno dagli equity funds ai fondi sovrani di paesi extraUe. E sulle grandi decisioni di natura manageriale ma anche editoriale, quindi sulle attenzioni giornalistiche, sulle inchieste, sull’autonomia professionale della redazione, pesano incognite sulle quali sarebbe bene vederci chiaro.

Oggi il rapporto tra il direttore De Bortoli e Pietro Scott Jovane è molto teso. In pratica De Bortoli avrebbe perso la fiducia dell’ad e del primo azionista, la Fiat. Il direttore, a quanto pare, pur rimettendosi alla volontà degli azionisti della Rcs, non ha alcuna intenzione di dimettersi.

Il silenzio con cui gli “organi preposti” assistono alla singolar tenzone è – appunto – singolare.

Varrebbe la pena ricordare come l’oggetto del contendere non è un prodotto di mercato qualunque. E’ il giornale che governa l’informazione dal pulpito più alto e plasma, piaccia o meno, l’opinione pubblica. Varrà la pena ricordare che la proprietà dei giornali, che in Italia non ha ancora superato l’annoso conflitto pro e contro Berlusconi sul conflitto di interessi, può essere normata a livello di garanzie di indipendenza e di autonomia dalle istituzioni europee.

La nostra Iniziativa Europea per il Pluralismo dei Media esiste apposta, e ha bisogno della tua firma. Se guardi la puntata di Report di questa sera, capirai che è proprio venuto il momento di firmare. Non solo per mantenere la qualità del Corriere, ma per tutelare il pluralismo dell’editoria italiana come patrimonio prezioso, di tutti.